top of page

Schooling, Homeschooling, Unschooling, Scuola di Vita

In una società in cui la scuola è "quella che devi fare per avere un lavoro” l’attenzione di mamme e papà si sposta e rivaluta l’esperienza della scuola.


Se l’esperienza scolastica è orientata, già a 5/6 anni, a sviluppare capacità come quella di stare fermo, di rispondere correttamente alle domande, di uniformarsi alle regole,  di “sopportare”, di non poter “giocare" (perché il valore principale è dato allo svolgimento dei compiti che ti costringono a “fare scuola” non solo a scuola ma anche a casa, nei week end e durante le vacanze, si perché quando sarai grande e andrai al lavoro non potrai fare quello che vuoi), se non promuove la creatività e l’espressività ma “la risposta giusta”, la memorizzazione, la logica ferrea, la razionalità …. se l’esperienza della scuola si fonda su processi in contrasto con i ritmi biologici e il grado di sviluppo degli apparati cognitivi dei bambini stessi, se l’esperienza della scuola appare sempre più come un addestramento a diventare “in un certo modo”, se l’esperienza della scuola ti fa vedere ad un certo punto che noi siamo la società che nella storia ha sostanzialmente messo al bando bambini e ragazzi rinchiudendoli in “posti” che li preparano a quell’unico grande tunnel che sembra riesca a vedere cioè il lavoro, il grande totem contemporaneo [Cit. P. Mottana]

  

Riflessioni spuntate e appuntate durante una conferenza di Paolo Mottana

Noi siamo l’unica società che nella storia ha messo al bando i bambini e i ragazzi. Noi per la prima volta non abbiamo più i bambini e i ragazzi in circolazione nella nostra società. Non sono nelle strade, non sono nelle piazze, non sono a casa, se non quando ci stanno per “lavorare": fare i compiti, studiare, prepararsi per essere valutati continuamente.

Li abbiamo rinchiusi in posti perché la nostra società è totalmente inchinata davanti a un unico grande Totem che è il Totem del lavoro.

Noi dobbiamo lavorare, in un certo modo, con certi ritmi, certi obiettivi sui quali magari non siamo completamente d’accordo e nessuno di noi ha tempo da trascorrere insieme ai bambini e ai ragazzi.

Così i bambini a un’età precocissima escono dal loro luogo domestico, il focolare, ed entrano in una struttura anonima in cui verranno presi in carico da persone che si suppone siano esperte in questo ma che mancano di un legame "intenso" con loro, significativo. Da quel momento, praticamente fino ai 20 anni, i nostri bambini e i nostri ragazzi scompaiono dalla società. Scompaiono perché noi li consideriamo minori, perché noi in qualche modo abbiamo accettato il patto sociale nel quale bambini e ragazzi devono essere rinchiusi dentro quei posti, essere addestrati, accettare una serie di norme che sagomano la loro vita a cominciare dall’obbedienza, dalla passività, a cominciare dall’immobilità, dal soffocamento delle loro emozioni, dell’immaginazione, della loro soggettività (piena soggettività) cioè il DIRITTO DI DIRE la propria parola, IL DIRITTO DI ASTENERSI dal fare qualcosa, il DIRITTO DI DISSENTIRE.

Ma questi diritti ai soggetti minori li abbiamo negati perché nella scuola quello che accade è che loro possono parlare solo se interrogati, non possono astenersi dai compiti che gli.  Vengono prescritti, non possono ritirarsi, non possono uscire, cioè sono letteralmente internati.


Quanti insegnanti hanno avuto il tempo, la possibilità, la sensibilità di mettersi in sintonia con le loro esigenze di soggetti inetti a pieno titolo?

Quante ore della loro vita i ragazzi trascorrono in un posto dove la loro soggettività non si può esprimere liberamente e pienamente?

Nella maggior parte dei casi si può esprimere in maniera estremamente limitata. Questa “gabbia” è estremamente funzionale alla società in cui viviamo. Imparare a stare nella gabbia è un ingrediente fondamentale per poi imparare a stare in altre gabbie, quelle dentro le quali dovremo entrare ad annullarci subito dopo aver finito la scuola.

E da questo punto di vista la scuola è perfettamente funzionale, è uno strumento essenziale dei sistemi di potere per abituarci a vivere in un certo modo, dentro le gabbie, e solo dentro le gabbie che noi impareremo a vivere. In realtà la libertà è una cosa che noi sperimentiamo pochissimo perché ci viene castrata sin dai primi anni di vita, ci viene prescritto un tipo di comportamento che si abitua progressivamente a soffocare le sue esigenze più intime.


Allora bisogna far qualcosa subito che ovviamente non può implicare "cambiare la scuola” in generale, ma che possa “cambiare la scuola” per quella che è l’esperienza di ciascun nostro figlio. E dunque noi in famiglia abbiamo deciso di abbandonarla, non solo in termini di frequenza ma anche di modello di riferimento.

Non facciamo Homeschooling, cioè non ripercorriamo l’esperienza della scuola, l’abbiamo riattraversata andando all’essenziale: apprendere dalla vita non dai contenuti teorici dei programmi ministeriali. Quindi, coerentemente, non utilizziamo la parificazione a fine anno con l’esamino. Questione di coerenza per noi, rifiuto il tuo modo di intendere l’apprendimento e quindi non mi interessa che tu valuti i miei figli sul tuo modo di insegnare.


Quindi diventa responsabilità nostra immaginare in quale mondo vogliamo possano vivere, un mondo che reitera le gabbie o un mondo in cui il valore è l’esistenza stessa, con tutte le sue modalità di presentarsi come eccezione.


School of life, scuola di vita. La scuola orientata a imparare a vivere.


La base di ogni apprendimento è "l’applicazione” di sé stessi alla vita: da ciò nasce l’esperienza.

Quando c’è intenso coinvolgimento e un’attenzione aperta uniti ad assenza di nevrosi, il gioco è fatto. L’apprendimento accade, nel suo miglior fluire.

Post recenti

Mostra tutti
Paese che vai, scuola che trovi

I sistemi scolastici nel mondo hanno seguito percorsi evolutivi molto diversi, plasmati dalla storia, dalla cultura e dagli assetti...

 
 
 
Musica Bambini!

Il rapporto tra bambini e musica è un legame profondissimo, che inizia ben prima della nascita. Non è una cosa che "nasce", ma qualcosa...

 
 
 

Commenti


JOIN US

Ti aspettiamo !

ReteDeFacto è un progetto libero da ideologie o fedi, non appartiene a nessun circuito ma è di chi lo fa vivere. Non si riconosce in nessun movimento e non è un movimento, è una realtà.

E' apartitico, apolitico, aconfessionale, non commerciale, no profit, REALE.

Nasce dall'evidenza dei tanti attori sociali che oggi si stanno muovendo fuori dalle righe per poter agire nel rispetto di sè, degli altri, dell'ecosistema terrestre.

Whapp

+39 393 812 8486

EMAIL

© 2025 Proudly created under Natural Law

Dona con PayPal
bottom of page