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La Natura e il tempo nei bambini non scolarizzati

La Natura e il Tempo: Un Orologio Biologico per i Bambini non Scolarizzati


Per i bambini non ancora scolarizzati, la percezione del tempo non è un concetto astratto basato su orologi e calendari, ma un'esperienza sensoriale e concreta, profondamente radicata nel legame con la natura. In assenza di una struttura temporale imposta dall'esterno, i loro ritmi interni si sintonizzano con quelli del mondo naturale, creando un "orologio biologico" che guida la loro giornata. Questo fenomeno non è solo una curiosità aneddotica, ma è supportato da decenni di ricerca in psicologia dello sviluppo e pedagogia.


Il Ciclo Giorno-Notte e i Ritmi Biologici


La prima e più fondamentale percezione del tempo per un bambino è l'alternanza tra giorno e notte. Non si tratta di una misurazione di ore, ma di un'esperienza che determina l'intero ciclo vitale.

  • La Luce e l'Attività: Il sorgere del sole è il segnale per svegliarsi, giocare, esplorare. La luce del giorno è sinonimo di energia, socialità e scoperta.

  • Il Tramonto e il Riposo: Il calare del sole, l'arrivo della sera e l'oscurità sono il segnale per rallentare, cercare la sicurezza del nucleo familiare e prepararsi al riposo.

Questi ritmi, noti come ritmi circadiani, non sono solo una convenzione sociale, ma sono biologicamente cablati. Come sottolineato da Michael S. Carlin, professore di neurobiologia, il nostro cervello è progettato per rispondere alla luce e all'oscurità, regolando la produzione di ormoni come il cortisolo (attivo durante il giorno) e la melatonina (attivo durante la notte). Nei bambini, la cui mente non è ancora vincolata dalle convenzioni sociali, questa connessione è ancora più forte e diretta.

Esempi: Un bambino piccolo non si chiede "che ore sono?", ma chiede "quando esce il sole?" per sapere se è arrivato il momento di giocare in giardino, o "quando fa buio?" per capire se si sta avvicinando l'ora di andare a letto e leggere una storia.


Le Stagioni e la Sequenza degli Eventi


Man mano che il bambino cresce, il suo senso del tempo si espande per includere cicli più ampi, come le stagioni. La natura diventa un calendario vivente che segna il passare dell'anno attraverso eventi concreti e tangibili.

  • La Primavera: È il tempo del risveglio. I bambini osservano la comparsa dei primi germogli, la fioritura degli alberi e l'arrivo degli uccelli migratori. Sanno che è la stagione delle nuove nascite, dell'esplorazione e della semina.

  • L'Estate: È la stagione del massimo calore e della maturazione. I bambini vedono i frutti crescere sugli alberi, giocano di più all'aperto e vivono un tempo più dilatato e luminoso.

  • L'Autunno: È il tempo del cambiamento. Le foglie diventano rosse, gialle e cadono. I bambini capiscono che è il momento della raccolta e del ritorno a una vita più tranquilla e domestica.

  • L'Inverno: È la stagione del riposo e della quiete. Il freddo e il buio spingono a stare in casa, ma anche a osservare la natura che si addormenta.

Esempi: Un bambino non scolarizzato non si aspetta il suo compleanno basandosi su un mese specifico, ma sa che "arriverà quando cadono le foglie rosse" o "quando la neve si scioglie." La festa non è legata a una data, ma a un evento naturale che si ripete ogni anno.


La Ricerca di Maria Montessori: L'importanza del "periodo sensitivo per il tempo"


Maria Montessori, pioniera della pedagogia, ha osservato che i bambini non sviluppano una comprensione del tempo astratta, ma lo interiorizzano attraverso l'esperienza e l'ordine. Sebbene non si sia concentrata direttamente sul legame con la natura, il suo approccio è perfettamente in linea con questa idea. Sottolineava l'importanza di fornire al bambino un ambiente ordinato e strutturato, in cui la routine (che si riflette spesso nei cicli naturali) aiuta il bambino a orientarsi. Secondo la Montessori, i bambini attraversano un "periodo sensitivo per il tempo," in cui sono particolarmente ricettivi all'apprendimento di concetti temporali attraverso l'esperienza concreta e ripetuta. Il suo metodo, basato su materiali didattici specifici e sull'osservazione, è una prova della necessità di fornire ai bambini un'esperienza non astratta del tempo.


Sintesi e Conclusione


Le ricerche in psicologia dello sviluppo, come quelle di Jean Piaget, dimostrano che la capacità di un bambino di comprendere il tempo si sviluppa in fasi e che la piena comprensione di un sistema temporale astratto (come quello basato sull'orologio) avviene solo in una fase successiva dello sviluppo cognitivo.

In sintesi, la percezione del tempo nei bambini non ancora scolarizzati è un'esperienza qualitativa, non quantitativa. È un tempo vissuto attraverso i sensi, le emozioni e i cicli naturali. La natura diventa il loro orologio, il loro calendario e la loro guida, offrendo una percezione del tempo non come una gabbia o una corsa, ma come un flusso armonioso e ciclico, in cui ogni momento ha un senso e un posto ben preciso. Il vero orologio del bambino non ha lancette, ma foglie che cadono, il sole che tramonta e il ritmo del suo stesso cuore.

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